| Ricordiamo
innanzitutto che i “colonizzatori” siamo noi.
Quella che ora è una città, la “nostra”
città, prima non lo era...
L'espansione continua delle aree urbanizzate ha causato nei secoli
(e sta continuando a causare) una diminuzione degli habitat naturali
per centinaia di specie, determinando in alcune occasioni anche
estinzioni locali.
La vicinanza con l'uomo tuttavia non è sempre proibitiva:
esistono infatti specie animali che sono in grado di sopravvivere
anche in un ambiente antropizzato.
Altre specie poi, le cosiddette specie "opportuniste",
traggono addirittura vantaggio dalla vita in città: tra le
case diminuiscono infatti sia il numero che la varietà di
predatori e di competitori, mentre aumentano le possibilità
di reperire cibo e ripari.
Accade così che si sostituiscano le pareti rocciose su cui
nidificare con i palazzi, che le discariche diventino un'ottima
e praticamente inesauribile fonte di approvvigionamento, le tegole
dei tetti una volta sotto la quale nascondere i propri piccoli.
Si assiste per alcune specie ad una sorta di “contro-colonizzazione”,
o piuttosto ad una naturale ripresa degli spazi che sono stati tolti
loro in precedenza con la costruzione di case, palazzi, giardini
e strade.
Una convivenza pacifica è auspicabile e realizzabile,
anche se per molti tuttavia, un po' difficile da tollerare.
Ecco una breve lista delle specie più comuni in città,
con le principali problematiche igienico-sanitarie e comportamentali
ad essi legate…
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