Dal
sito della LAV:
"Circa
45.000 animali ogni anno muoiono sfigurati da rossetti, intossicati
da profumi, bruciati da creme e saponi. Eppure sono più
di 8.000 gli ingredienti già disponibili per le aziende
e centinaia i metodi alternativi di ricerca...
Diversi sondaggi in tutta Europa hanno dimostrato che la maggioranza
delle persone non crede che sviluppare nuovi cosmetici sia una
valida giustificazione per uccidere animali."
Ma sono ancora tantissimi, la maggioranza purtroppo, i prodotti
che vengono ancora testati sulla pelle (è il caso di dirlo)
degli animali, soprattutto conigli, cavie, topi, ma anche cani,
gatti e molti altri. Guarda l'elenco
completo delle specie e del numero di esempari utilizzati dal
1992 al 2000 in Italia (Fonte: G.U. n.279 del 30
novembre 2001).
Grazie
ad una Campagna internazionale condotta dalla LAV insieme ad altre
associazioni animaliste, è stata ottenuta una Direttiva
Europea che prevedeva il divieto di vendita di cosmetici sperimentati
su animali, a partire dal 1998. Termine posticipato prima al 2000
e poi al 2002.
Un nuovo ed esasperante allungamento dei tempi è stato
sancito con l’emanazione della Direttiva
2003/15/CE, in cui si prevede il bando ai test cosmetici
su animali all’interno dell’UE:
- dal settembre 2004 bando al commercio di cosmetici testati su
animali fuori dall’UE quando esistono metodi
alternativi;
- dal 2009, bando totale al commercio per la maggioranza dei test;
- dal 2013, bando totale ma eventualmente derogabile.
Il cammino verso un completo abbandono dell’uso degli animali
nella sperimentazione è ancora lungo, ma grazie alle pressioni
delle associazioni animaliste e dell’opinione pubblica,
già in alcuni campi si stanno affermando i metodi alternativi:
non si utilizzano più animali per test di impatto automobilistico
e di gravidanza; molte aziende cosmetiche
(clicca qui per scaricare la lista di prodotti "no-cruelty"!!!)
hanno indirizzato le loro ricerche in altre direzioni e gli Istituti
Nazionali di Ricerca come il CNR e l'Istituto Superiore di Sanità
ospitano laboratori di ricerca senza animali.
Oltre alla lista in pdf scaricabile dal link qui sopra, ecco un
aggiornamento
appena arrivato, con le marche i cui laboratori non effettuano
sperimentazione su animai e/o non utilizzano prodotti di derivazione
animale.
In cosa consistono i cosiddetti "metodi alternativi"?
"Le normative internazionali e nazionali in materia di
sperimentazione animale intendono per "metodo alternativo"
non solo il metodo che di fatto sostituisce l’impiego di
animali, ma anche tutte quelle procedure, che pur utilizzando
animali, ricorrono a tecniche meno invasive o semplicemente riducono
il numero di animali normalmente impiegati.
Tuttavia i veri metodi scientifici sono solo quelli che sostituiscono
del tutto gli animali, per la definizione stessa di modello sperimentale,
ossia la riproduzione del fenomeno oggetto dello studio dalla
quale sono state eliminate delle variabili, in modo da renderlo
più semplicemente analizzabile; ma nessun animale, di qualsiasi
specie esso sia, può considerarsi un “uomo semplificato”.
Esistono centinaia di metodi alternativi: la ricerca in silico,
i metodi chimici, tutte le indagini di tipo statistico, come l’epidemiologia
e la metanalisi; metodi in vitroche impiegano microrganismi, cellule,
tessuti o organi.
Per promuovere ed implementare in Italia i metodi alternativi,
è nata, l’8 maggio 2003, l’IPAM
(Italian Platform on Alternative Methods) costituita da rappresentanti
di istituzioni governative, dell’industria, del mondo scientifico
(Università ed Enti di ricerca) e delle associazioni animaliste
(Gianluca Felicetti e Roberta Bartocci per LAV e Paolo Manzi per
l’ENPA).
L’istituzione dell’IPAM dà una concreta spinta
all’affermazione alla sperimentazione senza animali perché
per la prima volta esiste un’Istituzione nazionale e condivisa
per la quale incoraggiare finanziamenti per la ricerca, alternativa
a quella sostenuta da TeleThon, Airc, Aism ecc. che per buona
parte viene effettuata su animali."
Fonte
Testi e Fotografie: LAV
Utili approfondimenti sul tema sono disponibili sui siti:
www.infolav.org
www.interniche.org
www.frame.org.uk